
Il concetto di “Antifragilità” nel percorso professionale
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Il Concetto
Nassim Taleb ha introdotto il termine “antifragile” per descrivere ciò che non solo resiste agli shock, ma ne trae beneficio. Se il fragile si rompe sotto pressione e il robusto resiste restando uguale a se stesso, l’antifragile usa la difficoltà per migliorare. Nel mondo del lavoro odierno, l’antifragilità è la capacità di abitare l’incertezza senza subirla.
La Riflessione
Per decenni ci hanno insegnato che la carriera è una scala mobile: una volta saliti, basta restare fermi per arrivare in cima. Oggi quella scala è rotta. Molte persone che si rivolgono a GATE Lavoro vivono il momento della disoccupazione come una “rottura”, un fallimento del sistema o di se stessi. Ma è proprio qui che entra in gioco la riflessione sulla nostra natura professionale.
Essere antifragili nel lavoro significa smettere di cercare la “sicurezza” (che è statica) e iniziare a cercare la “stabilità dinamica”. Quando perdi un lavoro o ti rendi conto che le tue competenze sono obsolete, sei davanti a un bivio. Puoi cercare di riparare il vecchio “io professionale” o puoi usarlo come materia prima per costruirne uno nuovo. La riflessione che vogliamo stimolare in Direzione Lavoro è questa: il mercato del lavoro attuale premia chi sa imparare dall’errore. Ogni colloquio andato male, ogni corso iniziato e ogni cambio di settore non sono deviazioni dal percorso, ma tasselli di un’identità più complessa e difficile da scardinare. La vera consapevolezza nasce dal capire che non sei il tuo lavoro attuale, ma la tua capacità di rigenerarti. Investire su di sé attraverso programmi come GOL non è un “ripiego”, ma un atto di antifragilità: stai usando un momento di crisi del sistema per potenziarti.
L’antifragilità non è resistere stringendo i denti: è chiedersi “Cosa posso costruire di nuovo a partire da qui?”
Ti va di condividere un episodio in cui una difficoltà lavorativa ti ha costretto a cambiare e alla fine ti ha fatto crescere?




